MI OCCUPO DEL RECUPERO DELLA LANA DI PECORE NOSTRANE PER REALIZZARE OGGETTI, FILATI E ACCESSORI, AFFIANCANDO IL LAVORO DI RIUTILIZZO DI QUESTO NOBILE MATERIALE AD UNA RICERCA SULLE SUE INNUMEREVOLI E ANTICHE TECNICHE DI LAVORAZIONE.

giovedì 15 settembre 2011

...e io lavo!

Lana, lana e ancora lana... ovunque! Ebbene si, in questi giorni di silenzio-blog li sto trascorrendo in lavori "primordiali": battere, lavare e cardare la lana. Negli ultimi mesi, conoscendo di quando in quando nuovi pastori, avevo accumulato sacchi di lana sucida; la settimana scorsa, con tanti progettini che frullavano in testa mi sono accinta a realizzarne alcuni e... mi sono resa conto di aver quasi esaurito i filati a tinta unita! Accidenti... in effetti, tutta presa dai mercatini avevo tralasciato un po' la preparazione dei filati e così ho dovuto correre ai ripari. Quindi, con maniche ben rimboccate (beh... in modo figurato! Qui nel vicentino fa ancora un caldo che si è tutti in maniche corte!) e grembiule ho riaperto sacchi, steso vecchie lenzuola sul prato, fatto cernita e sciacquato lana per interi pomeriggio. D'altra parte conviene proprio che mi ci dedichi ora che la temperatura permette di stare all'aperto e di bagnarsi anche un po', e che il caldo sole rende più veloce anche l'asciugatura della lana. Ne vorrei riuscire a preparare una bella quantità, sia per dar sfogo ai suddetti progetti, che per i corsi di filatura e feltro in arrivo.
Inoltre mi sto trasferendo ai "piani alti", abbandonando la taverna, primo rifugio per i miei lavori lanieri. Dal primo piano dove mi trovo ora ho più luce, vedo il cielo, sento rumori, insomma... sono più presente alla vita, ecco! Ma i 20 gradi della taverna mi mancan già...