MI OCCUPO DEL RECUPERO DELLA LANA DI PECORE NOSTRANE PER REALIZZARE OGGETTI, FILATI E ACCESSORI, AFFIANCANDO IL LAVORO DI RIUTILIZZO DI QUESTO NOBILE MATERIALE AD UNA RICERCA SULLE SUE INNUMEREVOLI E ANTICHE TECNICHE DI LAVORAZIONE.

sabato 25 febbraio 2012

le domeniche al museo: la tintura della lana



Museo Archeologico Alto Vicentino
Santorso
Lungo il filo della storia... domeniche con la lana

Domenica 29 gennaio: la filatura! perché le pecore non
nascono con i gomitoli sulla schiena... impareremo
assieme a trasformare i ciuffi di lana in filo.

Domenica 26 febbraio: la tintura! nemmeno si è mai vista
una pecora viola, gialla, rossa.... impareremo assieme
come tingere i filati con metodi naturali.

Domenica 25 marzo: magici intrecci! E con i fili? Che
faccio? Per oggi s'impara a lavorare a macramè, la
prossima volta chissà...

Orario e luogo attività: dalle 15.30 alle 16.30 presso il museo archeologico. Il
museo rimarrà aperto secondo il normale orario dalle 15.00 alle 18.00.
Costo attività: Є 2,00 l'accompagnatore adulto entra gratuitamente.


per info: http://www.santorsoarcheologica.it oppure www.comune.santorso.vi.it

mercoledì 15 febbraio 2012

Io M'ILLUMINO DI MENO!

Come non partecipare alla manifestazione per la sensibilizzazione al risparmio energetico promossa anche quest'anno da una della mie trasmissioni preferite, Caterpillar su radio due? Impossibile davvero per me che sono quasi ossessionata dal risparmio (di qualunque tipo in realtà...). La giornata dedicata alla riflessione su ciò che ognuno di noi può fare nel suo piccolo è il 17 febbraio, ma chiaramente è simbolica e lo sforzo (se di sforzo ancora qualcuno parla) in questa direzione si deve fare SEMPRE per arrivare davvero ad un cambiamento.
Ecco allora il decalogo preparato dalla redazione di Caterpillar:




IL DECALOGO DI M’ILLUMINO DI MENO
Buone abitudini per la giornata di M’illumino di Meno (e anche dopo!)


1. spegnere le luci quando non servono


2. spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici


3. sbrinare frequentemente il frigorifero; tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria


4. mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola


5. se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre


6. ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria


7. utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne


8. non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni


9. inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni


10. utilizzare l’automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto.


Consulta le INTEGRAZIONI AL DECALOGO DI M’ILLUMINO DI MENO
elaborati da Antonio Disi, curatore del Rapporto annuale sull’efficienza energetica dell’Enea
http://caterpillar.blog.rai.it/


Che contributo porterò? Beh, essendo il mio lavoro già di per se completamente a ...trazione umana (!!!) ho pensato che per quel giorno rispolvererò la lampada a olio usata ai tempi della vita in rifugio. Ovviamente non a petrolio, ma il combustibile sarà l'olio recuperato dalle fritture! Così anche le frittelle le mangiamo a cuore (un po') più leggero!

La montagna bene comune

Ricordatevi che domenica prossima, il 19 febbraio, a Vicenza presso gli spazi del Presidio No Dal Molin è previsto il consueto mercatino dei produttori locali.


Inoltre, nel pomeriggio, incontro sul tema "Montagna, bene comune".

martedì 14 febbraio 2012

Venerdì 17 spremete le meningi! Crisi = nuove idee

Venerdì 17 febbraio torna l'appuntamento con i ragazzi e ragazze di "W la crisi" a Santorso.


Portate anche il vostro contributo!

Ich spinne!

Sarà la lettura del testo della metaforologa Francesca Rigotti, che ho avuto modo di ascoltare e di lasciarmi da lei affascinare in occasione della manifestazione "I musei svelano passi, intrecci trame" ma sto davvero filando parecchio, e soprattutto mi sono decisa a trovare appropriata collocazione a semilavorati sparsi per i vari cesti qua e là della stanzuccia. O forse è il contrario: il tanto filare mi ha portata a cercare seriamente il suo testo Il filo del pensiero. Tessere, scrivere, pensareCollana "Intersezioni", ed. Il Mulino, 2002. Sono ai primi capitoli, proseguo nella lettura piuttosto a rilento, un po' perché il suo filare (del pensiero) è bello denso di spunti e riflessioni, un po' per far durare il più possibile il piacere della lettura. La consapevolezza che mi regala, circa ciò che faccio tutti i giorni, per molte ore al giorno, è un piacere e una sorpresa. 

Qui ho un filato bianco naturale abbinato ad un filato composto da ben 3 sfumature di marrone, fatto con il caldo d'agosto. La ricordo bene quell'afa senza scampo in queste pungenti giornate invernali!
Altro filato nuovo nuovo è questo. E' un tre capi, tutti di colori naturali: nocciola, marrone e bianco. Ideale per un maglione lavorato in modo semplice, anche a maglia rasata, per farne risaltare i colori.


mercoledì 8 febbraio 2012

Il freddo ispiratore...

Giornate di gran freddo, si, ma ci si tiene caldi anche grazie ad una nuova e irrefrenabile voglia di filare tutto e di più! 
E per una pausa da tutto questo movimento rotatorio... cosa di meglio di una tazza di calda lana cioccolatosa? 


La tinta di questa lana in questi giorni di pieno inverno mi ha fatto pensare proprio alla cioccolata, e allora ogni occasione di visita è buona per fermarmi e condividere una tazza fumante di cioccolata fatta in casa in versione rigorosamente vegan! 





Ma anche il paesaggio che posso ammirare dalle finestre mi deve aver ispirato, tanto che è questa la lana che è uscita dal filarino nei pomeriggi di neve:

Il bianco, l'azzurro e qualche spruzzo marrone vorrebbero dare proprio l'idea del ghiaccio sul terreno, delle cime bianche di neve e dei campi in riposo nella campagna invernale.









Il filato è composto da lana locale bianca e marrone naturale e della lana merinos azzurra.
Che dire? Sono proprio fortunata! Con lana, cioccolata e del sano "handspinning", io il freddo non lo sento proprio!

W la crisi

Un nome che scuote le coscienze, che addirittura infastidisce e che indigna: w la crisi è un progetto pensato e creato da giovani orsiani che, con l'associazione Frontiere Nuove, quest'anno hanno voluto puntare l'obiettivo del consueto approfondimento su temi d'attualità che propongono tutti gli inizi d'anno sulla crisi attuale e il nostro territorio. 
Tre serate per declinare la crisi in diversi modi (decrescita, nuova imprenditoria, solidarietà, localismo...) con l'intervento di chi la studia e cerca delle alternative.


Appuntamento alle scuole medie di Santorso, via del Grumo, dalle ore 21:00 il 10, 17 e 23 febbraio 2012.

Il blog: http://wivalacrisi.wordpress.com/
e la locandina dell'evento



sabato 4 febbraio 2012

La città smarrita nella neve

Dedicato a tutti i Marcovaldo!

"La città smarrita nella neve"
da Marcovaldo ovvero le stagioni in città
(Italo Calvino)


Quel mattino lo svegliò il silenzio. Marcovaldo si tirò su dal letto col senso di qualcosa di strano nell’aria. Non capiva che ora era, la luce tra le stecche delle persiane era diversa da quella di tutte le ore del giorno e della notte. Aperse la finestra: la città non c’era più, era stata sostituita da un foglio bianco. Aguzzando lo sguardo, distinse, in mezzo al bianco, alcune linee quasi cancellate, che corrispondevano a quelle della vista abituale: le finestre e i tetti e i lampioni lì intorno, ma perdute sotto tutta la neve che c’era calata sopra nella notte.
– La neve! – gridò Marcovaldo alla moglie, ossia fece per gridare, ma la voce gli uscì attutita. Come sulle linee e sui colori e sulle prospettive, la neve era caduta sui rumori, anzi sulla possibilità stessa di far rumore; i suoni, in uno spazio imbottito, non vibravano.
Andò al lavoro a piedi; i tram erano fermi per la neve. Per strada, aprendosi lui stesso la sua pista, si sentì libero come non s’era mai sentito. Nelle vie cittadine ogni differenza tra marciapiedi e carreggiata era scomparsa, veicoli non ne potevano passare, e Marcovaldo, anche se affondava fino a mezza gamba ad ogni passo e si sentiva infiltrare la neve nelle calze, era diventato padrone di camminare in mezzo alla strada, di calpestare le aiuole, d’attraversare fuori delle linee prescritte, di avanzare a zig–zag.
Le vie e i corsi s’aprivano sterminate e deserte come candide gole tra rocce di montagne. La città nascosta sotto quel mantello chissà se era sempre la stessa o se nella notte l’avevano cambiata con un’altra? Chissà se sotto quei monticeli! bianchi c’erano ancora le pompe della benzina, le edicole, le fermate dei tram o se non c’erano che sacchi e sacchi di neve? Marcovaldo camminando sognava di perdersi in una città diversa: invece i suoi passi lo riportavano proprio al suo posto di lavoro di tutti i giorni, il solito magazzino, e, varcata la soglia, il manovale stupì di ritrovarsi tra quelle mura sempre uguali, come se il cambiamento che aveva annullato il mondo di fuori avesse risparmiato solo la sua ditta.
Lì ad aspettarlo, c’era una pala, alta più di lui. Il magazziniere–capo signor Viligelmo, porgendogliela, gli disse: – Davanti alla ditta la spalatura del marciapiede spetta a noi, cioè a te –. Marcovaldo imbracciò la pala e tornò a uscire.
Spalar neve non è un gioco, specie per chi si trova a stomaco leggero, ma Marcovaldo sentiva la neve come amica, come un elemento che annullava la gabbia di muri in cui era imprigionata la sua vita. E di gran lena si diede al lavoro, facendo volare gran palate di neve dal marciapiede al centro della via.
Anche il disoccupato Sigismondo era pieno di riconoscenza per la neve, perché essendosi arruolato quel mattino tra gli spalatori del Comune, aveva davanti finalmente qualche giorno di lavoro assicurato. Ma questo suo sentimento, anziché a vaghe fantasie come Marcovaldo, lo portava a calcoli ben precisi su quanti metri cubi di neve doveva spostare per sgomberare tanti metri quadrati; mirava insomma a mettersi in buona luce con il caposquadra; e – segreta sua ambizione – a far carriera.
Sigismondo si volta e cosa vede? Il tratto di carreggiata appena sgomberata tornava a ricoprirsi di neve sotto i disordinati colpi di pala d’un tizio che si affannava lì sul marciapiede. Gli prese quasi un accidente. Corse ad affrontarlo, puntandogli la sua pala colma di neve contro il petto. – Ehi, tu! Sei tu che tiri quella neve lì?
– Eh? Cosa? – trasalì Marcovaldo, ma ammise: – Ah, forse sì.
– Be’, o te la riprendi subito con la tua paletta o te la faccio mangiare fino all’ultimo fiocco.
– Ma io devo spalare il marciapiede.
– E io la strada. E be’?
– Dove la metto?
– Sei del Comune?
– No. Della ditta Sbav.
Sigismondo gli insegnò ad ammucchiare la neve sul bordo e Marcovaldo gli ripulì tutto il suo tratto. Soddisfatti, a pale piantate nella neve, stettero a contemplare l’opera compiuta.
– Hai una cicca? – chiese Sigismondo.
Si stavano accendendo mezza sigaretta per uno, quando un’autospazzaneve percorse la via sollevando due grandi onde bianche che ricadevano ai lati. Ogni rumore quel mattino era solo un fruscio: quando i due alzarono lo sguardo, tutto il tratto che avevano pulito era di nuovo ricoperto di neve. –Che cos’è successo? È tornato a nevicare? – e levarono gli occhi al cielo. La macchina, ruotando i suoi spazzoloni, già girava alla svolta.
Marcovaldo imparò ad ammucchiare la neve in un muretto compatto. Se continuava a fare dei muretti così, poteva costruirsi delle vie per lui solo, vie che avrebbero portato dove sapeva solo lui, e in cui tutti gli altri si sarebbero persi. Rifare la città, ammucchiare montagne alte come case, che nessuno avrebbe potuto distinguere dalle case vere. O forse ormai tutte le case erano diventate di neve, dentro e fuori; tutta una città di neve con i monumenti e i campanili e gli alberi, una città che si poteva disfare a colpi di pala e rifarla in un altro modo.
Al bordo del marciapiede a un certo punto c’era un mucchio di neve ragguardevole. Marcovaldo già stava per livellarlo all’altezza dei suoi muretti, quando s’accorse che era un’automobile: la lussuosa macchina del presidente del consiglio d’amministrazione commendator Alboino, tutta ricoperta di neve. Visto che la differenza tra un’auto e un mucchio di neve era così poca, Marcovaldo con la pala si mise a modellare la forma d’una macchina. Venne bene: davvero tra le due non si riconosceva più qual era la vera. Per dare gli ultimi tocchi all’opera Marcovaldo si servì di qualche rottame che gli era capitato sotto la pala: un barattolo arrugginito capitava a proposito per modellare la forma d’un fanale; con un pezzo di rubinetto la portiera ebbe la sua maniglia.
Ci fu un gran sberrettamento di portieri, uscieri e fattorini, e il presidente commendator Alboino uscì dal portone. Miope ed efficiente, marciò deciso a raggiungere in fretta la sua macchina, afferrò il rubinetto che sporgeva, tirò, abbassò la testa e s’infilò nel mucchio di neve fino al collo.
Marcovaldo aveva già svoltato l’angolo e spalava nel cortile.
I ragazzi del cortile avevano fatto un uomo di neve. – Gli manca il naso! – disse uno di loro. – Cosa ci mettiamo? Una carota! – e corsero nelle rispettive cucine a cercare tra gli ortaggi.
Marcovaldo contemplava l’uomo di neve. «Ecco, sotto la neve non si distingue cosa è di neve e cosa è soltanto ricoperto. Tranne in un caso: l’uomo, perché si sa che io sono io e non questo qui».
Assorto nelle sue meditazioni, non s’accorse che dal tetto due uomini gridavano: – Ehi, monsù, si tolga un po’ di lì! – Erano quelli che fanno scendere la neve dalle tegole. E tutt’a un tratto, un carico di neve di tre quintali gli piombò proprio addosso.
I bambini tornarono col loro bottino di carote. – Oh! Hanno fatto un altro uomo di neve! – In mezzo al cortile c’erano due pupazzi identici, vicini.
– Mettiamogli il naso a tutti e due! – e affondarono due carote nelle teste dei due uomini di neve.
Marcovaldo, più morto che vivo, sentì, attraverso l’involucro in cui era sepolto e congelato, arrivargli del cibo. E masticò.
– Mamma mia! La carota è sparita! – I bambini erano molto spaventati.
II più coraggioso non si perse d’animo. Aveva un naso di ricambio: un peperone; e lo applicò all’uomo di neve. L’uomo di neve ingoiò anche quello.
Allora provarono a mettergli per naso un pezzo di carbone, di quelli a bacchettina. Marcovaldo lo sputò via con tutte le sue forze. – Aiuto! È vivo! È vivo! – I ragazzi scapparono.
In un angolo del cortile c’era una grata da cui usciva una nube di calore. Marcovaldo, con pesante passo d’uomo di neve, si andò a mettere lì. La neve gli si sciolse addosso, colò in rivoli sui vestiti: ne ricomparve un Marcovaldo tutto gonfio e intasato dal raffreddore.
Prese la pala, soprattutto per scaldarsi, e si mise al lavoro nel cortile. Aveva uno starnuto che s’era fermato in cima al naso, stava lì lì, e non si decideva a saltar fuori. Marcovaldo spalava, con gli occhi semichiusi, e lo starnuto restava sempre appollaiato in cima al suo naso. Tutt’a un tratto: l’« Aaaaah… » fu quasi un boato, e il: «.. .ciù! » fu più forte che lo scoppio d’una mina. Per lo spostamento d’aria, Marcovaldo fu sbatacchiato contro il muro.
Altro che spostamento: era una vera tromba d’aria che lo starnuto aveva provocato. Tutta la neve del cortile si sollevò, vortice come in una tormenta, e fu risucchiata in su, polverizzandosi nel cielo.
Quando Marcovaldo riaperse gli occhi dal suo tramortimento, il cortile era completamente sgombro, senza neppure un fiocco di neve. E agli occhi di Marcovaldo si ripresentò il cortile di sempre, i grigi muri, le casse del magazzino, le cose di tutti i giorni spigolose e ostili."




giovedì 2 febbraio 2012

Borsa lana&pelle

La borsa lana&pelle è pronta, e che accoppiata!
La lana, la pelle e il cuoio sono decisamente tra i materiali per accessori che più amo, e vederli assieme in una mia creazione mi riempie di soddisfazione. 


 Il tessuto è una tela fatta con lana locale filata e tinta a mano; dopo quasi dodici mesi di lavorazioni molto varie, avevo accumulato dei gomitolini qua e là che non trovavano collocazione. Allora ho deciso di unirli tutti in un unico lavoro, senza voler troppo badare agli accostamenti, nella speranza che il caso riuscisse a sistemare ciò che la mia ragione non era riuscita a fare. E direi che così è stato.
Ho poi ritagliato della pelle testa di moro che come una formichina avevo messo da parte tempo fa, sapendo che prima o poi mi sarebbe potuta servire, e con questa ho fatto la tracolla e la copertura.
Non è facile cucire la pelle, ma con molta pazienza (e qualche ago che ha cambiato forma...), sono riuscita a farlo manualmente.







Ora sto pensando di farne una a tinta unita, dedicata ai più seri tra di voi. Questa prima borsa è molto capiente (misura infatti 32 cm per 40 cm), probabilmente la prossima sarà più piccolina. Per me le borse non sono mai grandi abbastanza, e devo fare uno sforzo per pensare che non è così per tutti.


Nevega!

Non mi posso proprio trattenere... ho cercato di resistere qualche giorno, ma è più forte di me. La neve!



E' caduta, su di noi, su strade e tetti, auto e alberi. Ci invita a rallentare, a riflettere: è davvero necessario uscire di casa? Non mi posso forse arrangiare con quello che ho in casa o attendere? Aspettare: che brutta parola oggigiorno. Non c'è il tempo, come si fa? Bisogna far questo e quello, e poi quest'altro. Non ci possiamo mica fermare!

Gelsomino imbiancato

La neve altera i nostri tram tram tanto noiosi ma tanto sicuri. Crea piccoli traumi alle nostre esistenze. Occorre rimandare appuntamenti, ridurre gli spostamenti sulle 4 ruote. Fermarsi. O camminare. Con lentezza.
E' per questo che mi piace tanto. Ti stuzzica, punzecchia la nostra esistenza pigra di uomini e donne dotati di ogni comodità, ci invita a rivedere i nostri piani quotidiani, e a improvvisare, arrangiarsi. E che spettacolo quel che ne vien fuori!