MI OCCUPO DEL RECUPERO DELLA LANA DI PECORE NOSTRANE PER REALIZZARE OGGETTI, FILATI E ACCESSORI, AFFIANCANDO IL LAVORO DI RIUTILIZZO DI QUESTO NOBILE MATERIALE AD UNA RICERCA SULLE SUE INNUMEREVOLI E ANTICHE TECNICHE DI LAVORAZIONE.

martedì 3 aprile 2012

Trame d'aprile


Grazie ad un telaio ad 8 licci che mi è stato- moooolto gentilmente- messo a disposizione per esercitarmi, in questo periodo di "riposo" dopo la furia lavorativa invernale mi sto dedicando allo "studio" di questa meravigliosa arte che è la tessitura. In realtà è un periodo ricco di stimoli: basti pensare agli incontri che organizza per tre sabati il museo archeologico di Santorso o ai testi interessantissimi che sto leggendo su miti e leggende, ma anche sulla storia e l'economia dell'industria tessile della nostra zona. Per non parlare poi della ricchezza che viene dagli scambi di idee con persone altrettanto appassionate e curiose. Per ora mi limito a raccogliere e fare tesoro di tutto quello che mi offre il caso o il destino (le Moire?) che fila il nostro tempo e crea trame a me incomprensibili ma che spero, con il tempo, di poter comprendere e apprezzare. 

Tra i libri che occupano ora il mio comodino già strapieno (la pila di libri e riviste non si riduce mai e non so il perché), e che riempiono la mia testa di riflessioni nuove e molto stimolati sull'Alto Vicentino e Santorso ci sono i libri dei "Sentieri culturali della Val Leogra", pubblicato dalla Comunità Montana Leogra Timonchio e soprattutto le pubblicazioni di Maggio a Santorso, curate invece dal comune stessoche ricordo fin da piccola comparivano sulla tavola della cucina dei miei genitori nei mesi di maggio-giugno. Conquistare il posto sul tavolo della cucina, luogo in cui si condensava la vita di un'intera famiglia nell'andirivieni naturale dei giorni, era da noi una condizione privilegiata. Si leggeva il Maggio a Santorso dell'anno con interesse, alla cerca di curiosità sul nostro piccolo paese e i suoi abitanti.



















Sto, come dire, scoprendo un interesse per le mie radici che forse un tempo non avrei potuto comprendere. Leggo di famiglie che si dedicavano alla lavorazione dei panni di lana, di pastori transumanti e di laboratori di artigiani tessili. Scopro luoghi, ora abbandonati, un tempo pieni di vita e di tribolazione: gli opifici, le fontane di contrada, i corsi d'acqua, le filande. E a condurmi su questa strada, ancora una volta, è stata la lana e la sua lavorazione. Chi lo avrebbe mai potuto immaginare?