MI OCCUPO DEL RECUPERO DELLA LANA DI PECORE NOSTRANE PER REALIZZARE OGGETTI, FILATI E ACCESSORI, AFFIANCANDO IL LAVORO DI RIUTILIZZO DI QUESTO NOBILE MATERIALE AD UNA RICERCA SULLE SUE INNUMEREVOLI E ANTICHE TECNICHE DI LAVORAZIONE.

martedì 9 settembre 2014

Sul raccogliere e sull'ecoprinting. Con molta modestia.

Quando si comincia a prendersi cura di un pezzo di terra, tra le molte cose a cambiare in noi c'è anche la percezione che abbiamo dell'ambiente intorno. I nostri passi sull'erba, i nostri movimenti ritmici e faticosi mentre cerchiamo di realizzare il sogno di un orto, il respiro sempre più profondo e consapevole, tutto diventa una comunicazione tra noi e la terra, una relazione intima e profonda, e ci sentiamo presto parte di questo immenso ritratto che qualcuno ha fatto, in cui compare la danza delle farfalle, il volo delle api al sole, il salto del grillo tra l'erba, e le nuvole che corrono in cielo. E noi. Non intrusi, ma elementi di un unico spendido quadro.



E' così che ora dopo ora, giorno dopo giorno, dal semplice vedere la terra sotto i piedi, si inizia ad osservarla. E da li il passo è breve... per me è stato breve! 



Scoprire il nome, le caratteristiche e infine l'uso dell'immensa varietà di specie vegetali che calpestiamo è diventata una necessità. Ma la curiosità aumentava sempre più, così come i libri di flora e gli erbari sul pavimento a fianco del letto, fino ad arrivare agli arbusti, e alle piante, i fiori e i frutti...

Non potevo allora più limitarmi all'osservazione! Ho iniziato ad annusare, toccare e infine raccogliere. 
Mano a mano che la fittissima trama d'ignoranza diventava meno confusa (e ancora di strada da fare ce n'è parecchia) e il semplice "verde" prende nome, ho iniziato a distinguere le piante che potessero essere utili in qualche modo a me e alla mia famiglia (a parte la loro intrinseca utilità nell'ecosistema). Così ho scoperto l'alimurgia, e ho setacciato centimentro per centimetro il prato e il campo vicino a casa alla ricerca di nuovi sapori e gusti. Appena avevo un'ora libera, prendevo il cestino e via! E poi di corsa in cucina, a mondare, tagliare, spellare e lavare bene bene il raccolto. Ed eccola finalmente la parola magica: RACCOGLIERE! Splendido modo di prendersi cura di se stessi, forse meglio addirittura del prendersi cura di un orto. Non sai quello che puoi trovare di volta in volta, tutto dipende da una vista aguzza, dall'intuito ancestrale che tutti abbiamo sepolto dentro di noi, dalla combinazione di molteplici elementi più o meno dipendenti dalla volontà di noi uomini, e da una bella dose di fortuna. Ma anche quella, si sa, sta su di una ruota che gira, quindi non sarà mai tutti i giorni la stessa cosa!
Ho così imparato che a seconda dei mesi, dalla tarda primavera alla fine dell'estate posso trovare a pochi metri da casa tarassaco, piantagine, parietaria, polmonaria, farinaccio, malva, ortica, borragine, borsa del pastore, margherita, lamio rosso... e cito solo quel che per ora è finito sul piatto sotto forma di verdura cotta, ripieno di torte salate, gnocchi verdi o minestra! "Solo"? Si, perché nel mio restante tempo io continuo sempre a dedicarmi a fili e tessuti... e non potevo non trovare il modo di congiungere le due cose attraverso l'anello della... tintura!



In particolare, folgorata da una passeggiata sul web che mi ha condotta sulle tracce di una geniale signora australiana di nome India Flint (e prendetevi la briga di approfondire, vi prego!) ho raddoppiato il mio tempo china a terra e parimenti la quantità di materiale che portavo dentro casa dal campo (tra lo sconcerto di tutti, che avevano sperato avessi superato la fase che più o meno tutti attorno ai tre anni passiamo e che ci obbliga a metter nelle tasche del grembiulino sassi, bastoncini e piccoli tesori da bambini), trattadosi ora pure di foglie, rami, pezzi di corteccia, fiori o semplici petali... qualunque cosa giacesse a terra e colpisse il mio sguardo. 




Oramai infatti la folgorazione aveva fatto il suo danno irreversibile, che si chiama ECOPRINTING.
 
 

Allora via a cercare tessuti in fibre naturali su cio sperimentare le stampe.
Per ora mi sono limitata a delle magliette in cotone, perché oltre che curiosa sono anche vanitosa... e il prodotto delle mie fatiche volevo poterlo indossare e far vedere a tutti, eh!




A breve sperimenterò sull'amata lana, e mi aspetto risultati stupefacenti! Inoltre l'autunno è la stagione ottimale per "noi raccoglitrici". A terra si possono trovare veri e propri "tesori" della natura con cui creare stampe meravigliose.

Ecco una carellata di foto fatte al volo tra una fase e l'altra della preparazione del tessuto e del materiale di stampa, poi della "cottura" e infine il risultato. 
Non appena avrò acquisito più dimestichezza con la tecnica dell'ecoprinting mi farò viva con un post ad essa dedicato e migliori foto. Intanto accontentatevi di queste!

























In realtà ho testato anche l'ecoprinting ottenuto con il compost e i metalli, e le foto mostrano il risultato di tutte queste tecniche mescolate assieme per la smania di scoprire e vedere dove mi portava l'una o l'altra modalità di fare stampe. Il risultato è quindi un'insieme confuso di macchie, ma vi assicuro che per me ognuna di quelle macchie significa qualche cosa: un fiore, una foglia, un frutto o della semplice terra, mi dice qualche cosa del posto dove l'ho effettuato la raccolta, e del tempo che ho dedicato alla stampa.

La strada per imparare a riprodurre esattamente le forme della natura su tessuto è ancora lunga, ma ho intenzione di arrivare infondo!